Rocca di San Leo. Tutto quello che c’è da sapere

La Rocca di San Leo sorge su un enorme masso,

dominando gran parte della Valmarecchia. Era tanto che volevo vederla ed ammetto che la sua visione da lontano è incredibile. Sembra un tutt’uno con la pietra su cui sorge.

Da sempre luogo strategico, deve il suo nome a colui che diffuse il cristianesimo su queste terre nel IV secolo, ossia il dalmata Leone.

Approfondiamo un po’ la sua storia, arrivando fino al controverso personaggio del Cagliostro.

Rocca di San Leo – Visita del conteso maniero dell’antica Montefeltro

Le origini della rocca risalgono a parecchi secoli fa, più o meno intorno al VI secolo. Visto la sua posizione eccezionale, fu da sempre contesa prima fra i popoli e poi le famiglie che abitarono la zona (tra le tante ricordo i Malatesta ed i Medici), fino al 1441, quando fu definitivamente conquistata da Federico da Montefeltro, che la possedette fino al 1631, anno in cui passò allo Stato Pontificio.

La sua funzione divenne principalmente quella di prigione. Nelle sue celle, fra i tanti detenuti, spiccano i nomi di Felice Orsini, patriota risorgimentale e Giuseppe Balsamo, meglio noto come il ‘Conte di Cagliostro’.

Il percorso all’interno della rocca vi porterà prima a visitare le celle di punizione, un tempo di stoccaggio per le derrate alimentari. Si trovano in uno dei torrioni principali e si possono ancora vedere le anelle di metallo a muro per trattenere i prigionieri.

Salendo al primo piano, troverete un’inquietante quanto interessante mostra sugli strumenti di tortura medievali, principalmente usati durante il periodo dell’Inquisizione. Anche se non sono originali, sono stati ricostruiti fedelmente da un artigiano del posto, che ha utilizzato vecchie asce di legno e ferri arrugginiti. Non direste mai che siano copie.

Diversi pannelli esplicativi, vi condurranno mentalmente a quel periodo, spiegando come agivano i tribunali del tempo ed a quali torture potessero essere sottoposte le persone, a seconda del reato ed anche della classe sociale. Essere nobile infatti, permetteva di avere una morte veloce e senza sofferenze, tramite la decapitazione.

Per tutti gli altri c’era, per il boia, l’imbarazzo della scelta, fra la ruota, arnesi spacca ginocchia o dita, strizza cranio e quant’altro. Tempi difficili quelli…

Continuando il percorso arriverete alla prima cella che ospitò il Cagliostro, quella del Tesoro.

Era la più sicura di tutto il maniero e costantemente sorvegliata dalle guardie, che avevano il divieto assoluto di parlare con il prigioniero.

Ma chi era il Cagliostro e cosa aveva fatto di così grave da essere prima condannato a morte dalla Chiesa e successivamente rinchiuso a vita in prigione nella Rocca di San Leo?

Cagliostro, frammenti di vita

Giuseppe Balsamo, alias Conte di Cagliostro, palermitano di nascita (1743), visse di espedienti per la prima parte della sua breve vita. La sua curiosità, intelligenza e spregiudicatezza, lo portarono a diventare membro della massoneria, avendo quindi accesso al vero e profondo sapere degli adepti.

Frequentò le aristocrazie più influenti dell’epoca, come quella di San Pietroburgo, Londra e Parigi. Qui, a seguito del suo legame con il cardinale di Rohan, fu coinvolto nello scandalo della collana (un collier di diamanti della regina Maria Antonietta). Fu alchimista, mago e guaritore, grazie anche alle suggestioni che riusciva a provocare in chi lo ascoltava. Diciamo che il suo personaggio si creò più per ciò che la gente vedeva in lui che per quello che fu in realtà.

E tutto ciò che lui rappresentava andava a contrapporsi con il pensiero ecclesiastico, che vedeva nella massoneria e nella scienza, il vero male dell’epoca. Essendo il Cagliostro un personaggio molto popolare ed amato, era l’esempio perfetto per estirpare alla radice queste correnti di pensiero, pur non avendo sostanziali connessioni con esse. Condannato a morte per eresia, fu poi ‘graziato’ da Papa Pio VI che commutò la pena in carcere a vita.

La cella in cui fu rinchiuso non aveva porte. Fu calato da una botola nel soffitto e sorvegliato costantemente tramite una feritoia nel muro. Una piccola finestra, con doppia se non tripla grata, faceva filtrare un po’ di luce. Il Conte di Cagliostro si spense nell’agosto del 1795, a 52 anni, dopo 4 anni di prigionia.

PS: alcune ricerche dimostrerebbero che Giuseppe Balsamo ed il Conte Alessandro di Cagliostro, sarebbero due personaggi distinti. Il Cagliostro, nel 1786, davanti al Procuratore Generale di Parigi disse:

La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce

Fonte: Wikipedia.

Rocca di San Leo, come arrivare

Il modo migliore è sicuramente l’auto. Impostando il navigatore con destinazione Rocca di San Leo, arriverete fino al centro del paese. Troverete un grande parcheggio, in parte gratuito ed in parte a pagamento. La salita al castello comporta circa 10 minuti di camminata in salita.

In alternativa (ma informatevi prima allo IAT 0541-926967, whatsapp 339 549 7576 oppure info@sanleo2000.it), c’è la navetta in partenza da Piazza Dante, al costo di € 1,00 a persona. Orari navetta

Rocca di San Leo orari e visita

Al momento (post covid) non ci sono visite guidate, ma ottimi pannelli esplicativi lungo tutto il percorso di visita. D’obbligo la mascherina negli spazi chiusi e numero massimo di persone esposto all’ingresso di ogni stanza. Nel nostro caso eravamo sempre in pochi, quindi non abbiamo fatto fila da nessuna parte.

Il costo per adulto è di € 9,00, free per bimbi e ragazzi fino a 14 anni e ridotto per gli over 65 (7,00€) e ragazzi dai 15 ai 18 anni (5,00€).

La fortezza al momento è aperta tutti i giorni, dalle 10,30 alle 17,45 nei weekend e festivi e solo il pomeriggio dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 17,15. Ultimo ingresso sempre 45 minuti prima della chiusura.

Un ultimo consiglio: non perdetevi la visita del bellissimo borgo di San Leo, definito da Umberto Eco, “la più bella città d’Italia”. Annoverato tra le bandiere arancioni Touring ed i Borghi più belli d’Italia.

Il video della nostra visita:

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