Val di Zoldo, cosa vedere in 3 giorni

Complice un giornale di viaggio,

e la mia professione giornalistica, mi sono documentata sulla Val di Zoldo e su cosa vedere in quello che da pochissimo è un comune italiano.

(Qui il mio articolo per la Gazzetta di Modena – viaggi. Troverete indicazioni anche su dove dormire).

L’inverno che stiamo trascorrendo è a dir poco anomalo, con tutti gli impianti chiusi a causa dell’emergenza sanitaria e contemporaneamente tanta, tantissima neve.

Grande amante dello slittino, ho imparato ad apprezzare ed amare alla follia, i bellissimi paesaggi montani, ammirati con lentezza, durante passeggiate semplici alla portata di tutti. Mi sono attrezzata con bastoncini da neve ed a breve acquisterò anche i ramponi da ghiaccio. Mai sottovalutare la montagna che, per quanto bella, può essere molto pericolosa, specie se inesperti.

Val di Zoldo, cosa vedere in 3 giorni

Non avendo molto tempo a disposizione, grazie anche alla disponibilità dell’ufficio del turismo e della Sig.ra Tania (che ringrazio), ho stilato una breve lista dei luoghi più emblematici della valle, affiancando escursioni semplici, alla portata anche di famiglie con bambini.

Val di Zoldo – il video
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Salita alla Baita Civetta al Casot – Pecol

Questa semplice escursione mi è stata suggerita proprio dall’ufficio turistico, in quanto la baita è una delle poche aperte a pranzo.

Si parcheggia nel grazioso paese di Pecol, a fianco degli impianti di risalita, attualmente utilizzati solo dalle scuole di sci o da agonisti. Il sentiero parte alla destra del parcheggio, con in bella vista il Monte Pelmo, vero emblema della Val di Zoldo. Con i suoi 3168 m e la sua forma caratteristica e ben riconoscibile, è ben visibile da moltissimi sentieri della valle.

Tra l’altro, offre il suo meglio al tramonto, quando grazie alla particolare colorazione delle Dolomiti, compare il fenomeno dell’enrosadira.

Torniamo al nostro percorso per la malga. E’ largo ed in parte utilizzato anche dai giovani sciatori che da monte scendono a valle. Meglio stare sui lati. Per quanto frequentato, si riesce tranquillamente a tenere le distanza, posto comunque il fatto di base che siamo all’aria aperta.

La salita alla baita comporta un’ora del vostro tempo, esclusi i momenti in cui vi fermerete per ammirare il paesaggio che dal Monte Pelmo poi volta verso il gruppo del Civetta-Moiazza.

Quest’ultimo dà il meglio alla mattina, in quanto esposto a est, mentre è completamente in ombra nel pomeriggio.

Se volete pranzare alla baita dovrete prenotare. I posti sono pochi, le distanze fra i tavoli sono rispettate, ma l’ambiente è piccolo. Chi è particolarmente sensibile alla tematica virus, lo tenga in considerazione.

Percorso Palafavera – Coi

Questa bella camminata quasi tutta al sole parte da un piccolo parcheggio qualche curva sopra gli impianti sciistici di Palafavera, proseguendo verso nord da Val di Zoldo. Non è stato facile parcheggiare perchè la neve caduta era tanta ed i posti auto puliti alla ‘bene meglio’ davvero pochi.

Però, dopo aver visto la tanta gente che si recava al Rifugio Città di Fiume, altra escursione molto gettonata, abbiamo fatto il possibile per lasciare l’auto, calpestando la neve e facendo un po’ di rotta.

Il percorso è piuttosto lungo, ma nessuno vieta di farne solo un pezzo e poi tornare indietro. Il Monte Pelmo in alcuni punti lo troverete davvero vicino, mentre il gruppo del Civetta Moiazza vi accompagnerà per gran parte del sentiero. Consigliato con scarponcini da neve e racchette, anche ai bambini.

Rifugio Città di Fiume

Come dicevo in precedenza, essendo un’escursione semplice e non troppo lunga, è davvero molto affollata. Consiglio di evitare gli affollamenti per il momento, percorrendo il sentiero magari durante i giorni feriali. Al contrario del percorso Palafavera-Coi, è tutta all’ombra durante la stagione invernale.

Nel nostro caso eravamo a -17 C°…forse è meglio stare al sole.

Notevole è comunque la strada per arrivarci, dove il Pelmo si staglia imponente curva dopo curva, incorniciato da millemila abeti imbiancati. Stupendo.

Il Rifugio è anche ristorante, ma i posti a sedere sono limitati. E’ principalmente aperto nei fine settimana e sulla sua pagina facebook potete trovare tutti gli aggiornamenti.

Escursione al Rifugio Bruto Carestiato

Dire che questa escursione sia stupenda non rende l’idea! Ci spostiamo verso sud, uscendo anche se di poco dalla Val di Zoldo.

Nel navigatore potete puntare verso il rifugio San Sebastiano o Passo Duran, in quanto poi l’auto potete lasciarla nel parcheggio antistante la baita. Al Carestiato si può salire in due modi: o prendendo la forestale, che parte poco prima del rifugio, sulla destra, oppure salendo con molta attenzione tramite un sentiero alla sua sinistra.

Ci si inerpica per circa 15 minuti, per poi intersecare la forestale di cui parlavo prima, in genere ben battuta dal gatto delle nevi del rifugio.

Noi abbiamo scelto la seconda opzione, essendo muniti di bastoncini e scarpe adeguate, ma se non fosse stato per una guida che abbiamo intercettato durante il tragitto, forse saremmo tornati indietro.

C’era molta neve e non essendo esperti ‘montanari’ non mi sentivo del tutto a mio agio. E’ stata una vera fortuna non aver desistito, perchè i paesaggi che abbiamo ammirato durante il percorso, sono davvero spettacolari!

Sulla vostra sinistra potrete ammirare il monte San Sebastiano, mentre sulla destra avrete il Moiazza. Non saranno comunque gli unici. Di gruppi montani ne vedrete diversi in lontananza, ma non sono stata in grado di identificarli. Ovvero, mi è stato detto il loro nome, ma ahimè, ora non lo ricordo più.

La salita al rifugio comporta un’ora abbondante, anche perchè sarete ammaliati dal panorama e vi fermerete più e più volte. La vista poi dai 1834 m di quota vi incanterà davvero. Noi siamo stati fortunati con il meteo. C’era molto freddo, ma il cielo era azzurrissimo e contrastava magnificamente con il bianco della tanta neve caduta.

I tabià della Val di Zoldo

Si tratta di antichi fienili in legno, alcuni risalenti addirittura al XIV-XV secolo. Inizialmente parte delle abitazioni, si decise poi di separare tale struttura per preservarla dagli incendi, visto che all’epoca quasi tutte le abitazioni contadine erano costruite in legno. Oggigiorno sono stati restaurati ed alcuni adibiti ad abitazioni di pregio. In Val di Zoldo ne vedrete diversi, soprattutto nei paesi di Coi e Brusadaz.

Durante la stagione estiva si riesce a raggiungere agevolmente il tabià più antico presente in zona, il Mas de Sabe. Dal paese di Costa si deve prendere la forestale che in 15 minuti a piedi porta al maso. Un tempo era parte di una struttura più grande ed era punto di ritrovo per i giovani della valle, per trovarsi a cantare e ballare tutti insieme.

Qui finisce la nostra breve esperienza abbracciati dalle Dolomiti Bellunesi. Essendo soliti andare in Alto Adige o in Trentino, per noi è stata un’esperienza nuova, ma assolutamente gratificante, che vi consiglio caldamente di fare a vostra volta, appena ce ne sarà l’occasione.

3 Comments

  1. Andrea Parmeggiani ha detto:

    Questa è una zona delle Dolomiti che è rimasta più con il sapore di antico… e forse per questo è ancora più affascinante!!

  2. Andrea Parmeggiani ha detto:

    Ci sono passato tante volte per gite in giornata, senza mai pero’ fermarmi per più giorni 🙂

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