Quello che non può mancare durante la tua visita a Procida

La Campania, con le sue bellezze paesaggistiche e culturali,

si è da sempre accaparrata una parte importante del flusso turistico mondiale che vede l’Italia come meta ideale per le sue vacanze.

 Napoli, Pompei, Sorrento, Capri, Ischia: sono davvero tante le località famose che questa regione può vantare, ma tra esse ce n’è una che ultimamente sta acquisendo una notorietà sempre maggiore, proprio grazie al carattere riservato che la distingue dalle sue sorelle affacciate sul Golfo di Napoli; parlo di Procida, terra di miti e di leggende dove il tempo pare sospeso.

Sono tanti i romanzi e le poesie che la vedono protagonista, ma anche il cinema si è spesso interessato a questa perla del Tirreno; per fare qualche esempio ricordiamo che tra la sabbia di quella che allora era la Spiaggia del Pozzo Vecchio, Massimo Troisi ha girato il suo film da Oscar “Il Postino”, e che sul suo suolo sono state ambientate anche alcune delle scene del pluripremiato “Il talento di Mr. Ripley”.

Questo perché i paesaggi che Procida sa regalare, con le loro peculiarità, il loro raccontare la storia e i colori che li dipingono, sanno ispirare registri e scrittori; la Corricella, Marina Grande, Terra Murata, Palazzo d’Avalos, la splendida Vivara e le altre meraviglie che affollano questo lembo di terra, hanno tutte le potenzialità per diventare attori inconsapevoli di veri e propri capolavori letterari e cinematografici, rapiti dalle atmosfere che solo una bellezza unica come quella di quest’isola può inscenare.

MARINA GRANDE

Il primo contatto del turista con la bellissima isola di Procida vede protagonista Marina Grande, il porto commerciale e turistico dell’isola.

Accoglie i visitatori con i colori delle abitazioni dei pescatori della zona, le merlature di Palazzo Montefusco e la facciata della Chiesa di Santa Maria della Pietà che domina piazza Sancio Cattolico.

Le sue vie abbondano di negozietti artigianali, chioschi con granite al profumo di agrumi, pasticcerie e ristoranti caratteristici che propongono pesce freschissimo, che arriva direttamente dalle paranze.

E come poteva essere altrimenti in un’isola la cui identità è legata alla tradizione marinara?

È suggestivo vedere queste imbarcazioni variopinte ormeggiate al porto e osservare i pescatori riparare le reti. Niente di strano che intavolino con voi una bella conversazione, felici di godere della vostra compagnia come del sole e dell’aria che respirano ogni giorno.

Sempre dal porto è possibile raggiungere, a piedi, due piccole baie. Una accoglie la spiaggia della Lingua, costituita prevalentemente da ciottoli e sabbia scura e racchiusa da un costone di roccia ricoperto da vegetazione selvaggia; l’altra invece è di dominio della Silurenza, spiaggia ideale per famiglie con bimbi in quanto facile da raggiungere e dotata di tutte le comodità che una spiaggia attrezzata sa offrire.

LA CORRICELLA

Non si può parlare di Procida senza nominare la Corricella, il borgo marinaro più antico dell’isola.

Le sue case dalle vivaci cromie sono disposte ad anfiteatro sul mare, le sue strade interdette al traffico e intrise dal profumo della cucina locale, sono spesso teatro di conversazioni rilassate tra vicini di casa, che magari prendono il fresco in prossimità dell’uscio delle loro mura domestiche.

Vi si accede via mare o da quattro diverse serie di gradinate. Le principali, la Gradinata Scura e quella del Pennino, conducono proprio al cuore del borgo, le altre due invece descrivono itinerari più turistici che conducono una alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, l’altra al belvedere Callia, punto panoramico che regala una splendida vista sull’isola di Capri e sulle altezze di Procida.

Se siete dei tipi romantici o semplicemente vi piace gustare attimi di relax lontani dal borbottio del progresso, la Corricella non deve mancare nelle vostre passeggiate alla scoperta dell’isola; è qui che batte il vero cuore di Procida, quello che si bea del silenzio e dei tramonti, dei profumi e dei sorrisi disegnati su volti colorati dal sole e impregnati di semplicità, quelli che sicuramente vi porterete dietro una volta tornati a casa.

TERRA MURATA

Domina dall’alto il paesaggio questa roccaforte affacciata sul blu, per tanto tempo rifugio sicuro dei procidani che vedevano la loro bella terra assaltata dalla furia razziatrice dei filibustieri.

Essendo arroccata su un costone di tufo che raggiunge quasi i cento metri di altezza, per arrivare ad attraversare le sue porte bisogna affrontare una bella salita. Ma ha importanza? Ci si può prendere il tempo che serve, e godere di ogni scorcio che questa meravigliosa perla del Mediterraneo sa offrire. Una volta arrivati a destinazione, i panorami che si potranno ammirare dalle sue altezze e i tesori architettonici che custodisce sapranno ripagare ogni fatica fatta.

Tra il dedalo di viuzze intrappolate dalle abitazioni caratteristiche dalle tenui tinte pastello, si può ammirare l’imponente complesso abbaziale di San Michele Arcangelo, il palazzo gentilizio De Iorio, il monastero di Santa Margherita Nuova.

Ma la costruzione che più identifica Terra Murata e che è visibile da ogni punto dell’isola è Palazzo d’Avalos, edificato per volere dal cardinale Innico D’Avalos nel 1500. Nel corso dei secoli tra le mura di questa struttura si sono alternati re e carcerati, porporati e militari: chissà cosa potrebbero raccontare le sue pareti se potessero parlare…

CARCERE DI PROCIDA

Era il 1830 quando Palazzo d’Avalos divenne una struttura detentiva. In realtà già dal 1815 aveva preso a funzionare come scuola militare smettendo di indossare la veste di residenza reale di caccia dei Borboni.

Al suo interno trovarono ospitalità circa 500 detenuti provenienti da tutta Italia, tra i quali lo scrittore Luigi Settembrini, e numerosi generali fascisti.

Fu dismesso nel 1978 e oggi è visitabile solo in parte essendo molti degli edifici che lo costituivano pericolanti.

Dalle finestre a bocca di lupo che si aprono sulle sue pareti, il mare di Procida investe lo sguardo con tutto il suo splendore entrando in contrasto con la cupezza dell’ambiente carcerario. La vista di queste acque sicuramente avrà reso ancora più difficile la vita dei prigionieri di queste mura, in quanto foriere di promesse rese irrealizzabili da sbarre che strozzavano il bisogno di libertà.

ISOLA DI VIVARA

L’isoletta di Vivara è ciò che resta di uno dei crateri dell’area vulcanica dei Campi Flegrei. Un tempo unita a Procida da una falesia, ora è raggiungibile tramite una sorta di ponte tibetano che collega le due terre.

Oggi non è abitata, ma nel suo territorio sono stati trovati resti archeologici che testimoniano la presenza di antiche civiltà.

La sua vegetazione e il suo mare sono a completa disposizione delle specie vegetali e animali che ci vivono, protette da coste alte e rocciose e dai limiti imposti dalle leggi dell’uomo. Vivara infatti è stata dichiarata Riserva Naturale statale nel 1974 mentre le sue acque sono entrate a far parte dell’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno dal 2007.

Può essere visitata solo con tour guidati in determinati giorni della settimana. Per poter beneficiare delle sue meraviglie conviene prenotare una visita in anticipo altrimenti si rischia di accontentarsi di guardarla da lontano.

DOVE DORMIRE A PROCIDA

Dove dormire a Procida dipende solamente dai gusti di chi decide di soggiornarvi, che può scegliere tra hotel e B&B caratteristici situati in ogni zona dell’isola.

Se si è attirati dalle vetrine dei negozi e dalle passeggiate per le vie dello shopping, senza dubbio Marina Grande è perfetta per passare ore di svago tra le meraviglie dell’artigianato locale.

Se invece ci si vuole immergere nella quotidianità del posto, sarà la Corricella a spalancare le sue porte e a permettervi di entrare in contatto con l’anima pura dell’isola.

Ma il punto migliore per ammirarne i panorami e godere della luminosità delle sue stelle, sono senza dubbio le altezze di Terra Murata, dove si vivrà sospesi in un’altra dimensione, tra i canti dei grilli, il fragore del mare e il senso di pace e protezione che le sue mura ancora oggi esercitano.

Articolo scritto da Pietro Rogondino

Immagini tratte da unsplash.com

 

 

 

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