Acquedotto del Nottolini: il percorso a piedi da Lucca
A dieci minuti a piedi dalla stazione di Lucca comincia una fila di circa 460 arcate che attraversa la campagna per più di tre chilometri.
È l’acquedotto del Nottolini, e quasi nessuno lo mette in programma: i visitatori girano le mura, fotografano Piazza dell’Anfiteatro e ripartono per Pisa o Firenze.
Mi chiamo Stefano Gabryel e faccio la guida escursionistica in Toscana.
Questa è la camminata che consiglio a chi si ritrova mezza giornata libera e non ha voglia di passarla in coda.
Si cammina in piano, non si paga niente, e si finisce davanti a un’iscrizione che i contadini della zona scambiarono per oro.
Dove si trova l’acquedotto Nottolini a Lucca
L’acquedotto parte dal Tempietto di San Concordio, appena fuori dalle mura e a pochi minuti dalla stazione, e punta verso sud fino ai piedi del Monte Pisano, tra Guamo e Vorno.
L’acqua non viene dal Serchio, il fiume che passa a Lucca, ma da diciotto sorgenti circa sulle pendici del monte.
Il tratto che si vede, quello delle arcate, è lungo 3,2 chilometri. Il resto del sistema è sotterraneo.
Acquedotto romano di Lucca o opera dell’Ottocento?
Molti lo cercano come acquedotto romano di Lucca, e l’equivoco si capisce: i mattoni, i pilastri, la linea dritta che attraversa la pianura somigliano alle grandi opere antiche.
In realtà siamo nell’Ottocento. L’incarico è del 1822 e i lavori vanno dal 1823 al 1851. Il modello guarda davvero all’ingegneria romana e il gusto è quello neoclassico, però i metodi di costruzione sono quelli del diciannovesimo secolo.
Chi ha costruito l’acquedotto del Nottolini a Lucca
L’opera fu voluta da Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, e progettata da Lorenzo Nottolini, architetto di corte. Nottolini era nato a Capannori nel 1787, si era formato a Roma e a Firenze nel pieno del neoclassicismo, ed era stato richiamato a Lucca nel 1818.
Se avete passato una giornata dentro le mura avete già fotografato il suo lavoro senza saperlo. Piazza dell’Anfiteatro è sua: nel 1830 liberò l’anfiteatro romano dalle case che lo soffocavano, aprì quattro porte nell’anello e ne fece la piazza del mercato.
Sono suoi anche gli interni del Palazzo Ducale e il Tempietto di San Concordio. Morì a Lucca nel
settembre del 1851, con l’acquedotto come ultima grande opera.
A cosa serviva l’acquedotto
Nel 1822 Lucca aveva un problema serio di acqua. I pozzi della città erano contaminati e stagnanti e la gente si ammalava. Chi poteva permetterselo se la faceva portare dalla campagna con i carri, gli altri bevevano quello che trovavano.
La soluzione di Nottolini fu portare in città l’acqua delle sorgenti del monte per sola caduta, senza pompe.
L’acqua veniva raccolta alla sorgente, filtrata, e poi viaggiava sulle arcate fino al Tempietto di San Concordio, una cisterna circolare con doppia vasca di marmo.
Da lì proseguiva sottoterra, sotto il baluardo di San Colombano, e usciva dalle fontane del centro storico. Per la prima volta dopo secoli i lucchesi bevevano acqua pulita.
L’acquedotto del Nottolini in numeri
- Arcate: circa 460
- Altezza: circa 12 metri
- Lunghezza delle arcate: 3,2 km
- Contrafforti: uno ogni 17 arcate, strutturali e decorativi insieme
- Costruzione: dal 1823 al 1851, quindi 28 anni di lavori
- Sorgenti: diciotto circa, sopra Vorno e Guamo
- Ingresso: libero, senza cancelli, biglietti o orari
Dodici metri dal vero sono più di quanto sembrino in fotografia. Il momento in cui tutti tirano fuori la macchina fotografica è quando ci si mette sotto un pilastro, perché la scala si capisce solo se nell’inquadratura c’è una persona.
Acquedotto del Nottolini | Il percorso
Nove chilometri e cento metri tra andata e ritorno, circa tre ore di cammino tranquillo, 50 metri di dislivello in tutto. Non è un anello: si segue la linea delle arcate all’andata e si torna dalla stessa parte, con la luce che arriva dall’altro lato.
Il percorso si divide in tre tratti.
- Dal Tempietto di San Concordio alla campagna aperta. Il tratto iniziale è ancora periferia, con le arcate che corrono tra case e giardini.
- Le arcate attraverso la pianura. È la parte per cui si viene: la fila di archi punta dritta verso le colline dei Monti Pisani, con gli oliveti e i campi che si aprono ai lati.
- L’ultimo tratto fino alle Parole d’Oro. Finiti gli archi si prosegue su stradine tranquille verso la sorgente. Verso Guamo il terreno si alza appena e da lì si vede buona parte dell’acquedotto dall’alto.
Tornare indietro prima è facile. Se camminate con bambini, o se è un pomeriggio caldo, seguite le arcate e girate dove gli archi finiscono: la distanza si dimezza e avrete visto la parte migliore.
Il fondo è misto, ghiaia e stradine asfaltate poco trafficate, in piano per tutto il percorso, con ombra a tratti panchine dove fermarsi. Non ci sono cancelli e si cammina tutto l’anno.
Link alla mappa del punto di partenza: https://maps.app.goo.gl/KQ7mnuZQTpzEqSi7A
La meridiana nascosta negli archi
Qui c’è la cosa che rende questo acquedotto diverso da tutti gli altri. La struttura è orientata come una meridiana solare: ogni giorno, a un’ora che cambia nel corso dell’anno, il sole si allinea con l’asse dell’acquedotto e la luce corre dentro il corridoio di archi da un capo all’altro.
Sul posto c’è un pannello che riporta l’orario dell’allineamento ogni dieci giorni circa. A gennaio siamo intorno alle 11:12, a luglio alle 11:55.
Attenzione a un dettaglio che frega quasi tutti: quelli sono orari solari. Dalla fine di marzo alla fine di ottobre in Italia c’è l’ora legale, quindi bisogna aggiungere un’ora.
L’allineamento di luglio segnato alle 11:55 capita in realtà poco prima delle 13:00.
Perché si chiamano Parole d’Oro
Vicino alla sorgente Nottolini fece collocare un’iscrizione commemorativa con le lettere in ottone. I contadini della zona, convinti che fossero d’oro, le staccarono per venderle.
Da allora quel punto si chiama Parole d’Oro, anche se le lettere furono poi ridipinte in oro invece di essere rifatte.
Perché la fila di archi è interrotta
Camminando ve ne accorgerete: le arcate non corrono intere da un capo all’altro. Un arco venne giù nei primi anni Trenta per far passare l’autostrada Firenze-Mare.
Nel 1944 i tedeschi in ritirata fecero saltare un tratto per bloccare la strada alle spalle. Altri cinque pilastri caddero nel 1962, con l’allargamento dell’autostrada. Sei pilastri persi in trent’anni: l’acquedotto ha resistito un secolo all’uso e ha perso più pezzi per i lavori stradali che per il tempo.
Come arrivare e dove parcheggiare
- In treno. La stazione di Lucca è praticamente sopra l’inizio del percorso: dieci minuti a piedi e siete al Tempietto. Da Pisa, dalla Versilia e da Firenze si arriva comodamente con i regionali, e questa è probabilmente la camminata più facile da raggiungere senza auto di tutta la Toscana.
- In auto. Il percorso comincia in via del Tempietto, a San Concordio, appena fuori dalle mura. Lì intorno si trova parcheggio senza difficoltà, ed è il punto da impostare sul navigatore.
- In bici. Il percorso si fa bene anche pedalando. Si noleggia una bici in centro a Lucca e in pochi minuti si è sotto le arcate.
Quando andare e cosa mettersi
Si cammina tutto l’anno e ogni stagione cambia il carattere del posto. In primavera ci sono i fiori di campo lungo il percorso, d’estate i campi gialli e la luce forte, quindi conviene partire presto. L’autunno porta luce morbida e mattine con la foschia.
D’inverno gli alberi spogli lasciano vedere tutta la linea della struttura e spesso non incontrate nessuno.
La mattina presto è l’ora più tranquilla. Nel tardo pomeriggio arrivano i lucchesi a camminare e in bici, e la luce calda sui mattoni è quella che preferisco per fotografare.
Non serve attrezzatura: bastano le scarpe da ginnastica. D’estate aggiungete cappello e acqua, perché l’ombra non è continua.
Quello che mi piace di questa camminata
Quello che resta addosso è il cambio di paesaggio. Si parte dal bordo della città, tra case e giardini, e passo dopo passo il paese arretra: i giardini diventano campi, e gli archi restano lì sopra a farvi da corridoio.
Dopo un po’ siete in mezzo agli oliveti, con le arcate che tagliano il paesaggio in linea retta.
Sui muri lungo la strada cresce l’ombelico di Venere, con le foglie tonde. Ci sono macchie di alloro, e l’attaccaveste che si appiccica ai pantaloni se sfiorate i bordi.
Il punto che aspetto arriva dopo, verso Guamo, dove il terreno si alza appena. Da lassù la fila di archi si vede dall’alto mentre attraversa la pianura, e si capisce quanto sia lunga.
Si può fare con una guida
La passeggiata è libera e gratuita: non c’è niente da prenotare e non c’è niente da pagare.
Se invece preferite farla accompagnati, la propongo come escursione privata: in quel caso si va anche oltre l’ultimo arco, fino alle Parole d’Oro, e la storia ve la racconto strada facendo.
Il percorso e i prezzi sono qui: escursione all’acquedotto del Nottolini.
Dove dormire per vedere l’acquedotto del Nottolini e visitare Lucca
Visto la bellezza della zona e tutte le cose che si possono vedere nei dintorni (la Toscana è tutta meravigliosa!!), può essere una buona idea quella di passare qui un weekend.
Vi lascio alcune soluzioni di soggiorno, che potrebbero fare al caso vostro:
- Il Cortile di Elisa & our flats, camere e monolocali confortevoli a breve distanza dal centro. Molto apprezzato il giardino, il noleggio biciclette, la pulizia e la buona dotazione degli appartamenti. Elena, la proprietaria, è una persona molto cortese e disponibile. Parcheggio pubblico (a pagamento € 8,00/giorno) nei dintorni.
- La Bohème, piccolo hotel in pieno centro, ubicato in palazzo storico. Apprezzata la colazione, la pulizia e la disponibilità dei proprietari. Segnalo la presenza di scale, che non sempre sono gradite da tutti.
Cosa vedere nei dintorni
Dentro le mura di Lucca chiudete il cerchio in mezz’ora: Piazza dell’Anfiteatro è dello stesso architetto dell’acquedotto, e le fontane del centro storico sono quelle che l’acqua delle arcate riempiva.
Se avete la macchina, in mezz’ora siete sulla costa della Versilia, tra Viareggio e Pietrasanta.
Articolo e fotografie di Stefano Gabryel, guida escursionistica e fotografo in Toscana.
Accompagno piccoli gruppi sui sentieri tra Lucca, le Apuane e l’Appennino: stefanogabryel.net




